Il tempo fugge e porta via spazzando l’attimo concreto, ma non i ricordi. Alda Merini sostiene che la vera ricchezza è nella nostra mente, incasellata come in uno scomparto, un forziere che fa invidia ai poveri di spirito. E sì, data la sua natura, l’amore è un gioco, si può dunque vincere e anche perdere. L’importante è in ambedue i casi farlo con signorilità, eleganza e stile, che in fondo sono la stessa cosa. Le regole le conosciamo: affabilità, puntualità e generosità.
Un altro detto recita ”L’importante non è vincere ma partecipare”. Non si può non amare, lo si fa sempre, senza rendercene conto. Siamo amanti storici, eterni studenti, laureandi in performance made in core, una sigla inventata nel qui e ora che esalta il termine famoso in tutto il mondo: love. Non ci sarà mai odore di stantio, quando lo si pronuncerà. Si scalderanno i cuori, si accenderanno le menti degli artisti, si rincuoreranno gli animi dei disperati al suo silente suono. Evviva l’amore, in tutte le sue manifestazioni. Nasciamo da un atto d’amore, cresciamo grazie all’amore di chi ce lo eroga, saremo curati con amore, saremo vestiti d’amore o assistiti con amore nel momento del rituale che ci accompagna a miglior vita. Si ritorna col pensiero all’amore di chi muore, di chi ci ha lasciato, amandolo quando si accarezza il suo ricordo. Amare è un gioco al massacro, se lo guardiamo da un’ottica pessimistica, ma guai se non ci fosse! Non staremmo a leggere l’etimo di questa parola che è anche azione e reazione, gioco di luci, sfumature di colori, alternanza di ritmi e vita senza fine. A more, sta per A, deprivativo- vuol dire senza morte
Bellissimo articolo, dolce come la parola amore
Grazie Daniela