I leccesi: falsi e cortesi

LecceI leccesi: falsi e cortesi! È questo un antico detto attribuito in senso dispregiativo agli abitanti del capoluogo salentino. Ma è poi così? È decisamente interpretabile in senso negativo? Se si riflette sulla questione, questa può tuttavia essere ribaltata in senso positivo ed accrescitivo. Ma da dove partire? Dal primo addendo dell’affermazione, ovvero dalla falsità. E qui è il caso di cominciare a dirci le cose come stanno, senza tuttavia strumentalizzarle ed abusarne.

Sono in molti, soprattutto quei soggetti con una bassa spiritualità, a brandire principii per poi giudicare e condannare il prossimo. E ciò al fine di esercitare un potere. Utilizzano proprio le posizioni di principio, ideali e idealizzate, come arma per annientare il prossimo. La loro è un’arma di ricatto, ma ai molti questo non appare, entrando così in uno stato di frustrazione indecoroso.

Ma chi è perfetto? Chi realizza gli ideali? Scagli la prima pietra chi non ha peccato, suggerì Gesù, maestro di saggezza. In tale direzione, sulla scia dei dieci comandamenti, il cui compimento è di origine sovrannaturale e non umana, il mondo cristiano è fatto di peccatori, di gente insufficiente, di gente che si muove male. Dovrebbe far riflettere il sacramento della confessione, cui nessun fedele può sottrarsi. Naturalmente, una pratica quella confessoria che ha vari gradi di spiritualità, ma alla quale tutti vi devono partecipare, perché tutti peccatori: anche il Papa si confessa. E qui non è superfluo mettere in luce che vi è colui/colei, che non si vede peccatore, ma qui siamo nel campo della cecità spirituale, delle modeste capacità intellettive e psichiche.

Da qui è facile intuire che sia nel mondo cattolico-cristiano sia nel mondo civile, che propina principii non umani, sulla scia di quelli religiosi, l’individuo si pone in una condizione di quasi totale insufficienza, senza eccezioni, se non per i Santi e forse neanche: si dice che il Santo pecchi sette volte al giorno.

Che il leccese sia falso dunque è una questione tautologica, scontata, lapalissiana, rispetto alla condizione umana: lo è come qualsiasi componente di una qualsiasi comunità. Naturalmente, qui non si vogliono avallare il peccato e la falsità, che comunque, secondo certe visioni occidentali, vanno condannate, ma senza esagerazioni. Occorre sempre avere presente il senso della pietà e soprattutto tenere in considerazione la vera natura umana, che mai potrà essere mutata.

Venendo al secondo addendo dell’affermazione sui leccesi, ecco qui il reale complimento, l’elemento accrescitivo: la cortesia. E sì, perché questa non è prerogativa dei più, ma di pochi. La persona cortese è gentile, rispettosa, aggraziata di stile, raffinata formalmente. Una qualità quella leccese, che non si riscontra in tutte le comunità, se non presso i conglomerati umani più evoluti.

D’altro canto, ciò che differenzia un selvaggio da un uomo civile è la forma. Nella sostanza, a livello umano siamo tutti uguali, ma ciò che ci rende diversi sono le soluzioni formali con le quali approcciamo alla vita. Dunque tutti falsi, ma pochi i cortesi, gli evoluti, pochi coloro che hanno sviluppato una forma ed una cultura superiori.

Al riguardo, non va dimenticato che Lecce è sin dall’anno 1000 circa che è un centro amministrativo e militare di grande rilievo: un capoluogo che per lungo tempo ha esteso la sua provincia in un territorio vastissimo, che arrivava sino a Matera e, per breve tempo, anche a Bari. È  chiaro che qui, nella cittadina del Barocco, centro religioso, amministrativo e commerciale, si siano collocate tutte famiglie di alto rango, dando un contributo allo sviluppo civile della città. Non a caso i grandturisti, nel ‘600, ‘700 e ‘800 abbiano definito Lecce come il centro più evoluto del Mezzogiorno, assieme a Napoli e Palermo. Insomma, Lecce centro di civiltà e cultura, di forma in definitiva, e quindi di cortesia, che si riscontrano difficilmente così diffuse solo in poche città italiane.

Che dire dunque? Falsi e cortesi è proprio una picca dispregiativa o il mettere in luce un alto senso di civiltà, posto che l’uomo sia di per sé imperfetto rispetto alle posizioni di principio?

5 comments
  1. Vengo dal centro nord. Sono emigrata in Germania.
    Ho avuto a che fare per questione di lavoro con colleghe leccesi, le ho avute anche come amiche mi permetta di dirle (e non si offendi…) che personalmente parlando non esistono persone realmente più false,ipocrite controproducenti di queste persone. E sopratutto pettegole e spargi zizzania. Più le posso evitare e meglio sto!

  2. Per la mia esperienza il detto andrebbe cambiato in “Leccese d’onore e cortese” almeno finchè ci si riferisce ai contadini di millenaria tradizione agricola o agli esponenti di nobile cultura, la quasi totalità della popolazione rientrava in queste due categorie fino a qualche lustro fà.
    Non è il caso di attribuire al popolo un aggettivo prenendo in considerazione quella fascia di popolazione che, con espedienti e doppiezza, aspira ad una posizione sociale ed economica al di fuori delle possibilità culturali e materiali.
    In conclusione. trovato articolo quasi uguale: “I leccesi: falsi e cortesi… – Ignazio Del Gaudio 29-06-2020” sarà il falso?

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